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Paolo Ciapparelli racconta:
La fragilità dei produttori

18 Gennaio 2023
ancogno musetti

Già nel 1994, quando cominciai ad occuparmi della difesa dell’allora Bitto, radunai i caricatori degli allora 18 alpeggi ancora ancorati al metodo storico nel “Comitato di salvaguardia del Bitto Storico”, e due anni dopo ho costituito giuridicamente dal notaio l’”Associazione Produttori Valli del Bitto”. Non era un’operazione che spettava a me, ma data l’assenza delle istituzioni locali di riferimento, i produttori mi hanno riconosciuto quasi come unico difensore capace di esporsi di quella comunità di pratica che essi rappresentavano.

Sono passati più di 25 anni, e oggi i produttori fedeli al metodo storico sono rimasti in 12. Non considero una perdita, ma un autentico miracolo, l’aver mantenuto un nucleo consistente, nonostante l’assedio istituzionale che abbiamo subito per rinnegare la storia del Bitto. Si sono persi alpeggi perché non c’è stato ricambio generazionale, perché i comuni storici hanno disatteso gli accordi circa l’uso del metodo tradizionale sui loro pascoli, accettando quindi nuovi produttori convertiti ai mangimi, per incassare canoni d’affitto superiori.  Ma quel che è più “squallido” è la perdita di tre produttori perché chi si professa salvatore delle aziende agricole di montagna li ha ricattati con la minaccia di non più ritirare latte d’inverno se avessero continuato a fornirci formaggio (fatto dimostrato nei verbali dell’Associazione Produttori). In Valtellina mai si era visto un simile comportamento, che un tempo sempbrava appartenere ad altre zone d’Italia.

Quale può essere la morale: i produttori non sono, né possono essere, degli eroi che si sacrificano per una Società che li appoggia, ma spesso in silenzio; da soli però non sono in grado di garantire il futuro alla biodiversità in montagna. I caricatori sono il mezzo per salvare l’erba, facendo pascolo turnato, con razze autoctone, ma non bastano: occorre che la società civile ci metta la faccia e apra il dibattito.

La nostra è stata, ed è, una ribellione al sistema non solo agricolo in essere. Ricordo a questo proposito la frase di una conduttrice televisiva bergamasca che mi intervistava: “Signor Ciapparelli, lei non fa “casino”, lei sta facendo una battaglia di civiltà che altri non hanno avuto il coraggio di fare”. Non vorrei che i tanti “io ho fatto” vi sembrino presunzione o immodestia, ma la verità storica senza finzioni è l’unico modo per trovare la strada.

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